Il laboratorio a vista fa crescere il valore percepito del lavoro

Qualcuno sostiene che nell’era digitale viviamo tutti dentro a perfette gabbie trasparenti. Ogni gesto, ogni pensiero è subito visibile, è sotto gli occhi di tutta la nostra comunità, per mezzo di quello che esterniamo a mezzo social network o quello che finisce on line – foto e testi – in tempi rapidissimi. Mostrarsi è quasi obbligatorio, ma non è per forza un male nel… mondo reale.

Tutto a vista, anche per rassicurare

Così in pasticceria, e prima ancora nella ristorazione, si è consolidato il trend del laboratorio a vista, per coinvolgere il cliente e rassicurarlo sulla bontà artigianale del prodotto. Molti pasticceri non nascondono più alla vista della clientela il loro lavoro “dietro le quinte”, ma progettano il locale in modo che le operazioni di preparazione e finitura siano portate avanti in assoluta trasparenza. Visibili ai clienti del negozio e, in qualche caso, ai passanti. Ci ha pensato anche il maestro dei maestri Iginio Massari, che ha voluto un laboratorio di circa 30 mq visibile dalla strada nel suo negozio di Milano, aperto lo scorso anno in via Marconi angolo piazza Diaz. «La pasticceria è scienza esatta regolata da numeri, pesi, volumi e bilanciamenti, ma è anche qualcosa di condivisibile con tutti», aveva spiegato nell’occasione il maestro.

«Migliora l’esperienza d’acquisto»

Simona Marzoli, docente di Retail design presso lo IED di Milano, ci spiega che la parola chiave è “coinvolgimento”: «Quello del cliente, perché fa parte della customer experience; si può trattare di coinvolgimento visivo, tecnologico, pratico, ma la cosa importante è tenere l’attenzione sul prodotto o sull’esperienza che si vive all’interno del negozio. I laboratori a vista sono un esempio di trasparenza dei processi e di inconsapevole ma forte partecipazione».

Convinci il cliente che ne vale la pena

È anche un modo per potenziare il valore del negozio fisico, mentre gli acquisti digitali si fanno spazio e rischiano di erodere quel valore. «Il punto vendita fisico vive oggi un momento di forte necessità di cambiamento, perché la vendita on line sta agendo radicalmente sulle abitudini dei consumatori. Per questo la presenza di qualcosa di eccezionale all’interno del negozio è un modo per attrarre consumatori che diversamente deciderebbero di farsi recapitare tutto a casa, con un semplice click. Si tratta di garantire la fidelizzazione, attraverso gesti e momenti che vanno molto al di là del semplice atto d’acquisto. Il cliente si deve sentire parte integrante di una realtà; si deve, in un certo senso, sentire protagonista dell’esperienza».

A proposito di storytelling

Torniamo alla produzione di mignon e torte, perché la chiave è proprio nella rassicurazione del cliente. «Nel caso del processo di lavorazione in un laboratorio, questo coinvolgimento si concretizza anche in un atto di fiducia reciproca tra addetto ai lavori e consumatore. È importante per me vedere come viene preparato quello che poi mi viene servito; mi fa immediatamente pensare alla genuinità, alla qualità, al valore del prodotto. E anche al valore del lavoro delle persone e delle “mani” che sapientemente preparano qualcosa “per me”. Si parla sempre più di storytelling, dell’importanza di raccontare il prodotto per spingere a decidere di comprare proprio quello. Un laboratorio in pasticceria è un modo molto efficace per fare storytelling, ovvero per tradurre, in maniera concreta e immediata, quale sia il processo che rende il prodotto unico, distante dalla preparazione seriale e con la forte componente del “saper fare”. Così ci si distingue. Vedere una persona che lavora alla preparazione di qualcosa che il cliente mediamente non sa fare, nobilita l’esperienza conoscitiva del cliente stesso e accentua il valore del lavoro, oltre a creare un ulteriore contatto visivo umano utile a consolidare la fiducia». 

Servida: «Ordine e pulizia, indipendentemente»

Di fiducia ci parla anche Alessandro Servida. Nella pasticceria di Pantigliate del maestro Ampi, rinnovata 7 anni fa, il laboratorio è dietro a un vetro collocato proprio nella zona della caffetteria. «È lì che la clientela passa più tempo anche nelle occasioni di consumo veloci. La posizione si è rivelata vincente – spiega Servida a Dolcegiornale – perché le persone curiosano, apprezzano molte fasi della lavorazione, acquisiscono l’idea dell’artigianalità dei prodotti». Sono cinquanta metri quadrati, con sei persone all’opera. «Ma non devono lavorare con ordine e pulizia solo perché sono visibili. Le procedure restano quelle che io pretendo dai miei ragazzi in condizioni normali. Le operazioni devono procedere con ordine e pulizia indipendentemente dal fatto di essere visibili al pubblico»

FONTE : https://www.dolcegiornale.it/pasticcerie/laboratorio-a-vista/

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